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Friday, October 9, 2015

Tutto passa


Ho raccontato di come mi sono sentita quando l'eccitazione e l'euforia del trasferimento sono finite. L'ho fatto per un sito interessaste nato dalla collaborazione di più donne che vivono su diversi fusi e si ritrovano online a condividere le loro storie.
Il sito è  amichedifuso.com.

Ieri è uscito il mio post come ospite e sono veramente contenta di aver condiviso con loro quella grande confusione che avevo in testa. Ma poi e' passata.

Bast cliccare qui...

http://www.amichedifuso.com/2015/10/08/da-boston-adele/


A.

Monday, September 14, 2015

"Intervista"

Mi hanno fatto delle domande e ho risposto.
Ho pensato e ripensato.
Ora che sono in vacanza in Italia e rileggo questa intervista mi rivedo, riascolto e rifletto. E come al solito non smetto di pensare.

Mi potete leggere su "Voglio vivere così", sito interessante per gli italiani nel mondo che raccontano il loro mondo, un mondo nuovo, affascinante ma non sempre facile. Seguiteli!

Basta cliccare qui.
http://www.voglioviverecosiworld.com/curiosita/a-stelle-e-strisce/boston-solo-andata-il-blog-di-adele

A.


Thursday, August 13, 2015

San Rocco

Ormai le tradizioni che mio marito rispetta fin da quando era bambino stanno diventando anche le mie e ogni Agosto ci troviamo per una sera a cena ad un evento legato a San Rocco.
Ovvio io del santo in questione non so niente ma prendo l'evento come un'uscita con amici.
Questa vecchia tradizione risale al 1929 quando un gruppo di immigranti italiani cattolici si unisce e fonda " The Saint Rocco Fraternal Society" con lo scopo di raccogliere fondi per aiutare persone in difficoltà. Nello stesso anno nasce anche la celebrazione del Santo che consiste in un fine settimana di festeggiamenti. Questa festa si svolge nel quartiere italiano della nostra cittadina.
Il venerdì si aprono i festeggiamenti con l'immancabile processione e la banda che suona sia l'inno americano che quello italiano. A seguire i seguaci di San Rocco, qualche italiano vero rimasto e molti italo- americani convinti di essere veri italiani!
Per tre sere consecutive un'intera via viene chiusa per fare posto a svariati stand alimentari che vendono "cibo italiano", qualche bancarella di artigianato e intrattenimento per bambini.


Arancini-ini-ini


Molti dei residenti attaccano bandiere italiane alle finestre e ai terrazzi. Prendono posto sul marciapiede di buon ora il venerdì per non perdersi la visuale migliore della processione. Di solito organizzano cene praticamente sulla porta di casa, sugli scalini o su piccoli terrazzi che si affacciano sulla strada.
È un evento veramente molto sentito dai residenti del quartiere, qualcuno sicuramente è un gran devoto di San Rocco, qualcun altro secondo me è piu legato alla festa e la baldoria di tre sere, al poter stare in strada a bere e mangiare a alla tradizione di vedere il proprio quartiere vestito a festa.
Parlando con alcuni degli attuali organizzatori mi ricordano anche che la festa e l' associazione sono nate per il volere degli italiani immigrati che sentivano la necessità di ritrovare tradizioni lasciate oltreoceano.  Tradizioni che poi si sono americanizzate, adattandosi ad una cultura un po' più godereccia e meno devota.
Negli anni sono stati organizzati molti eventi per raccogliere fondi e per ritrovarsi. Così come sono stati stampati dei ricettari con le ricette più conosciute e condivise dai residenti del quartiere più italiano della città. Una di questa viene dalla bisnonna di mio marito!
Come sempre sono polemica rispetto a quanto italiano sia l'evento, il cibo o i partecipanti ma in questo caso provo tenerezza per chi cerca in ogni modo di tenere vivo un flebile ma lungo legame costruiti molti anni prima da qualche nonno che aveva una nostalgia cane di casa. Come le nonnine che lavorano a mano la pasta da friggere e le spolverano con abbondante zucchero a velo.


Le nonnine e la loro pasta fritta dolce


 Poi ovvio che mi escono gli occhi dalle orbite quando vedo i nomi americanizzati di svariate pietanze ma apprezzo davvero tanto chi crede in tutto questo e si sente a suo modo italiano e sente di dover rispettare così le proprie origini.

A.



Sunday, June 21, 2015

Record personale

Oltre ogni mia aspettativa domani, lunedì 22 giugno 2015, stabilisco un mio personalissimo record.
Trecentosessantacinque giorni che non attraverso l'Oceano per riunirmi con la mia famiglia e i miei amici.
Trecentosessantacinque giorni durante i quali ne sono successe di cose, una o due belle e una valanga di brutte. Momenti non condivisi come avrei voluto, e forse dovuto, con la mia famiglia. Momenti che mi hanno messa alla prova e che mi hanno dato innumerevoli notti insonni.
Cinquantadue settimane di lontananza nello spazio e nel tempo da dove provengo e dove ho lasciato trentaquattro anni di vita.
Dodici mesi volati, nonostante alcuni giorni sembrassero interminabili nel bene e nel male.
Un anno durante il quale ho visto, e sto vedendo, crescere i miei nipoti e cugini attraverso foto, video chiamate e messaggi.  Allo stesso modo "vedo i miei nonni invecchiare".
Un anno durante il quale molte cose sono cambiate, io sono cambiata e con me la mia vita qui.
Non credevo di avere la forza per stare così tanto lontana dalla mia mamma, dalla mia sorella e compagnia bella! Eppure è andata così.
Sono partita lo scorso anno con la consapevolezza che non sarei tornata presto, l'ho detto a tutti quando ci siamo salutati ma soprattutto l'ho dovuto ripetere a me stessa come un mantra. Fino a convincermi che ce l'avrei fatta.
Non che ne sia felice e orgogliosa. potessi partirei domani ma per ora va bene così.
Ho scoperto di avere risorse nascoste di forza e pazienza che credevo di aver esaurito perché le avevo riversate in passato su altre vicende.
Mi piace sognare che la prossima volta che rivedrò qualcuno a me caro sarà perché verranno qui da noi, vedranno come viviamo e chi siamo come piccola famiglia. Li porterò in giro per mostrare loro le piccole cose che ho imparato e la bellezza di Boston.
Sfogo finito, forse melenso e malinconico ma ne avevo bisogno.
Ora che un anno è passato inizio il conto alla rovescia per quel giorno, ancora indefinito, nel quale l'ennesimo aeroplano mi porterà a riabbracciare le persone dalle quali oggi sono seimilaquattrocentodieci km lontana!

A.

Saturday, February 28, 2015

Scannerizzati

Il mio status di immigrante ancora non è totalmente stabile.
Stiamo lavorando al secondo ed ultimo step e dopo di questo direi che posso anzi devo optare per la cittadinanza. Mi sembra giusto per il rispetto che devo ad un paese che comunque mi ha accolta e che mi ha dato la possibilità di iniziare la nostra vita. Inoltre sarebbe la scelta più intelligente così da non dover combattere con l'immigrazione ogni 10 anni.
Prepararsi al secondo step vuol dire dimostrare che il nostro legame è vero e sincero. Fatto cioè di amore puro.
Quindi giovedì ho passato più di tre ore a "scannerizzare" parole. Parole scritte su biglietti che ci siamo scambiati in questi quasi due anni, parole intime, nostre piene di significati e sguardi al futuro e che pensi rimangano sempre e solo tra noi due. Ma anche parole di malinconia, affetto, speranza che ci arrivano da oltreoceano.
Dobbiamo dimostrare che ognuno è legato alla famiglia dell'altro, che queste parole arrivano indirizzate a tutti e due.
Mi dispiace pensare che le lettere della mia mamma , dei miei nonni e dei miei zii passino dalle mani di sconosciuti, oppure che all'inglese incerto che mia sorella usa per esprimere gratitudine a mio marito non venga dato il giusto significato.
Ci siamo già messi a nudo negli anni passati per dimostrare che volevamo semplicemente il diritto a stare insieme ed ora ci risiamo.
Non abbiamo nulla da nascondere quindi è facile ma ci sono momenti in cui scambi con le persone pensieri unici, sottili, delicati, tuoi e solo tuoi sperando che un abbraccio li contenga, li custodisca e non li lasci sfiorare da nessuno.
Rileggere certe parole sullo schermo del computer dopo averle passate dallo scanner mi fa sentire come se avessi reso quelle pagine asettiche, prive dei loro infiniti significati.
Mi dispiace, non vedo l'ora che anche questa sia fatta e aspetto nuove lettere e pensieri da chi ho lasciato lontano da me. Quelle parole li non finiranno dentro uno scanner ma saranno per sempre custodite e rispettate.
Se poi non dovesse bastare mi calo le brache, mi siedo sullo scanner e mostro loro l'unica cosa che ancora non mi hanno chiesto.

A.

Sunday, February 8, 2015

Anna, Made in Italy

Uno dei bisogni che ho avuto da quando sono qui è stato trovare una sarta.
Intendo una "sartina" brava, affidabile, con le mani d'oro come quelle della mia mamma e della mia nonna che mi hanno sempre salvata quando c'era da togliere metri di tessuto a pantaloni sempre troppo lunghi per me.
Così ho conosciuto Anna, mamma di un nostro amico. Sarta da sempre è più che altro italiana. Italiana vera, Made in Italy nel vero senso del termine.
Anna, piccola donna che porta il più bello dei nomi femminili, si è sposata bambina con Michele. Lui è venuto qui in avanscoperta, per usare le sue parole: "Ho fatto come Colombo, sono venuto prima io a vedere cosa c'era qua!".
Le cose sono andate bene e lei ad un certo punto ha dovuto raggiungerlo.
Quando mi ha raccontato come il suo trasferimento è andato mi sono sentita in colpa. Mi sono chiesta cosa ho io da lamentarmi. Diciamocelo chiaro e tondo: sono arrivata qui con tre valigie e niente da costruire, praticamente perché era già tutto pronto. Certo, sto costruendo la nostra piccola famiglia e la mia nuova vita sociale ma niente di più.
Anna viveva in un piccolo paese del Molise, 19 anni quando è partita e aveva tra le braccia il suo piccolino di due anni, febbricitante e forse spaventato dalla paura che lei stessa provava.
Anna non era mai uscita dal paese, quindi è stata "messa su un aeroplano" diretto a New York.
Il suo primo volo, lunghissimo, infinito verso un paese sconosciuto, senza parlare una parola di inglese con il suo bambino in braccio che ha pianto durante tutta la traversata.
Arrivata in aeroporto si è guardata intorno spaventata. Ma è riuscita a passare i controlli doganali, ha vagato un po' cercando di capire come fare per arrivare al secondo gate di imbarco.
Una coppia ha visto questa piccola donna completamente persa e confusa e le ha offerto aiuto e solo mostrando loro il biglietto hanno capito il suo bisogno. L'hanno accompagnata così al l'imbarco per Boston.
Vola a Boston dove il marito la aspetta e con lui la loro padrona di casa. Usciti dall'aeroporto si sono  diretti in ospedale perché il bambino continuava a stare male.
Ecco, questo è stato l'inizio. Non il migliore. Per non parlare del fatto che per i seguenti 7 anni non ha visto la famiglia. Mi ha detto così: "Adele, i pianti che non mi sono fatta in sette anni...".
Questo paese è fatto di tanti Anna e Michele che meritano un rispetto infinito.
Dovrei smettere di lamentarmi, lasciare da parte la malinconia quando sento la mancanza della mia famiglia. Dopo tutto abbiamo tanta tecnologia che ogni giorno ci tiene vicini.
Mi rimbomba però nella testa una cruda verità che Anna mi ha detto e che un po mi spaventa: "Purtroppo non smetterai mai di sentire la mancanza di casa".