Friday, June 12, 2015

Dall'albicocca in poi

Questa sera a fine pasto ho assaggiato la prima albicocca della stagione. L'aspetto sbiadito non prometteva niente di buono. Al primo morso la delusione. Ma più che altro una retrospettiva di pensieri interminabile.
Con il sapore insipido mi ha travolta la malinconia per quelle cose che qui per svariati motivi non ho più, non mangio più o non vedo più.
E cioè:
-Le albicocche che nonna comprava al mercato, belle e quasi arancioni, succose, dolci, morbide.
-Il suono delle campane. Da brava eretica non vado in chiesa, non ne avrei motivo, ma il suono delle campane, un po'  campagnolo, quasi mi manca. Quelle allegre e quelle che fanno venire sonno quando le senti alle due di un pomeriggio di Luglio. Qui non le sento mai, forse ci sono ma io ancora non le ho sentite.
- Le stradine sterrate e polverose di alcuni paesini.
- I ciottoli scomodissimi sui quali solo noi possiamo camminare.
- Le giratine della domenica. Non fanno parte della cultura americana. Punto. Si fa altro e mi sono adattata.
- La minestra di pane della mia nonna. Lo stomaco brontola quando ci penso.
- Il ragù della mia mamma. Ci provo e mi impegno ma non mi verrà mai così buono!.
- Le passeggiate alla Tinaia.
- Firenze in una notte d'estate.
- Le zucchine quelle piccole e deliziose.
- Il profumo delle pagine dell'album di fotografie di quando ero bambina. Il classico album gigante con la copertina in pelle e la velina in mezzo ad ogni pagina. La prossima volta che torno in Italia lo porto via. Ha un profumino inconfondibile, non so cosa sia esattamente ma sa di buono.
- Poter prendere il telefono e dire: "chiamo Madda e vado a trovarla in quella casa che sa di pace e tranquillità".
- Le colazioni in pasticceria. Soprattutto quelle con mia nipote.
- Il profumo di un forno che si respira dall'esterno.
- Il quotidiano la Repubblica, versione cartacea, quella vera che mi macchia le dita.
- Saper dove andare quando devo sbrigare qualche scartoffia.
- Il buio pesto in camera da letto. Non abbiamo "gli avvolgibili" ma veneziane alle finestre e quando inizia ad albeggiare la luce trova quella piccola, odiosa fessura e mi arriva dritta negli occhi.
- Una zona abbastanza buia dalla quale ammirare le stelline cadenti nelle quali ho tanto creduto e mi hanno portata qui.

Potrei continuare per ore ma mi fermo perché tutto sommato mi mancano sì un sacco di cose ma qui ho trovato la sola cosa che non avevo in Italia: Lui e "la vita che sognavo da bambino". Jova docet!

A.



Wednesday, June 10, 2015

Lo stile non è gomma!

In Italia, almeno a Firenze, le americane  le riconosci perché indossano quasi esclusivamente le infradito.
Ma non un paio di Chanel o Birkenstock. Ma bensì quelle di gomma, quelle da spiaggia per intendersi. Modello basico. Gomma, pura gommaccia che si consuma dopo due ore sul lato dove il piede appoggia di più.
Io, piccola ingenua che non sono altro, pensavo fosse un discorso di comodità e mi dicevo: "mah, queste sono in vacanza qui e magari le usano per comodità visto che camminano molto in città ". Anche quando le vedevo vestite quasi bene con ai piedi queste palette gommate.
Poi sono venuta da questa parte dell'oceano ed ho iniziato a  capire.
Sì è un discorso di comodità ma soprattutto è normale. Normale usarle sempre e comunque.. Poi non si fanno alcuna remora e le vedi sfoggiare le infradito in ogni occasione.
Sono un must, cioè quell'indispensabile accessorio da avere assolutamente nell'armadio.
Ne hanno in tutte le salse, svariati colori, modelli, gommati o cordati, addirittura con un po' di zeppa
(orrore degli orrori).
Le vedo in giro talvolta ben vestite, in divisa da lavoro più o meno elegante portare con disinvoltura queste infradito che io tengo in casa o al massimo al mare. Se devo andare in giardino a volte mi viene il dubbio non sia il caso di usarle.
Per me sono un po' la ciabatta classica che intendiamo noi, si usa in casa. Ma fuori almeno un sandalo decente. Gommati si va al mare, in piscina o in casa. O dalla vicina di casa per chiedere un uovo che ti manca sul più bello della ricetta che stai eseguendo.
La regola secondo me dovrebbe essere che non escono dal perimetro della proprietà nel quale si vive.
Stanno lì, tutti sanno che esistono ma non si mostrano. Totale omertà.
È anche vero che le tipiche donne americane  non hanno la raffinatezza degli europei nei vestire e guardano molto alla praticità. Ma il bello loro è che si fanno meno problemi di noi, se ne fregano se una come me rimane inorridita se le vede in un ufficio qualsiasi camminare su questo pezzo di gomma.

Ho addirittura letto un articolo online nel quale veniva fatta una brutta critica a delle persone che erano state invitate alla Casa Bianca e che nella foto di gruppo con il Presidente indossavano queste meravigliose infradito.
Ma loro ci ridono e ribattono che vivono in un paese libero e democratico e quindi ai piedi mettono quello che vogliono. Se non sono stati fermati all'entrata della Casa Bianca chi li ferma più?!
E poco importa se ci sono studi scientifici che dimostrano che l'uso smodato di queste causa problemi fisici ed è fonte di funghi e batteri. Tanto loro si spruzzano in continuazione con i prodotti antibatterici e proseguono per la loro strada.
A me piace quando le offrono ai matrimoni come alternativa al tacco quando si aprono le danze. Ecco, mi pare un idea carina e divertente.
Io le uso solo in casa. Anche se una confessione da fare ce l'avrei.
Ieri, presa dal l'ansia di non trovare una cosa in un negozio per la Mia Amica, sono uscita di casa così come ero. Fossi stata nella cittadina italiana dove sono nata e cresciuta, mi avrebbero presa per una scappata di casa. Avevo ai piedi le infradito che uso in casa, quelle versione casalinga disperata. Era un'emergenza, non potevo perdere tempo a cambiarmi. Non accadra' mai piu'!
Le adoro, ma non escono mai dal vialetto. Scatta l'allarme, si bloccano le gambe,
Qui nessuno mi ha notata.  Se non apro bocca pensano che sia un autoctona. Perché le infradito e il perfetto inglese fanno  di ogni donna una vera americana!
Per quanto mi riguarda il perfetto inglese mi manca e le infradito da sfoggiare ovunque pure quindi rimango la perfetta italiana e me ne vanto!
Mi vanto anche delle Birkenstock che tutte le tipe qui mi invidiano. Qui costano tantissimo e sembrano decollare solo ora nella moda.
Eh, ancora una volta stiamo avanti noi! 

Sunday, May 31, 2015

Prom

Mi incuriosiscono molto le cose che ho sempre e solo visto nei film ma che in realtà fanno parte della cultura americana.
Questo è il periodo della chiusura delle scuole per le vacanza estive.  Ma per coloro che si congedano dalle scuole superiori è tempo di grassi festeggiamenti. Cioè è tempo di Prom.
Sì, quel ballo della scuola che nei film viene tanto esaltato come l'evento dell'anno e che segna per sempre la vita di un diplomando.
Siccome è un esperienza che noi in Italia non facciamo allora ho iniziato a chiedere a mio marito come andò il suo Prom ma non mi soddisfava. Così ho "ingaggiato" la figlia della vicina di casa. Michaela, 18 anni, la maggiore di tre figli che da Venerdì  scorso può dire di aver vissuto la magia della notte del Prom!
La mia "adolescente di riferimento" mi ha aiutato un po' a capire il perché di tutta questa euforia intorno a tale evento, cosa lo rende così speciale, imperdibile e unico.
La sua definizione schietta di Prom è stata: "è una grande ed ultima celebrazione di questi anni di scuola passati insieme".
Mi racconta che per questo evento la "Class of 2015" ha iniziato a raccogliere soldi già dal primo anno di scuola superiore attraverso eventi di vario tipo.


Lo scopo è racimolare abbastanza soldi per pagare una location carina e il dj per la serata danzante. Non tutti gli studenti però possono partecipare, cioè coloro che ripeteranno l'anno, chi ha debiti con la mensa della scuola, quelli che non hanno restituito un libro preso in prestito dalla biblioteca o coloro che hanno qualche problema di condotta.
Michaela ha iniziato la ricerca del suo abito a Gennaio perché a primavera sarebbe stato troppo tardi per trovare ciò che aveva in mente. Così come le varie prove di trucco e parrucco.
Il dettaglio fondamentale per partecipare a questo evento è chi ti accompagnerà. Se hai il ragazzo/a la scelta è già fatta ma se sei single allora le opzioni sono tre. Aspetti che qualcuno ti inviti, fai tu l'invito ( anche ad uno studente di un'altra a scuola purché abbia tra i 16 e i21anni) oppure vai da solo/a. Certo, ad andare da soli ci vuole coraggio perché nessun diciottenne vuol passare da sfigato che non riscuote nessun successo. Ma succede e secondo me invece chi va da solo ha solo da dimostrare di avere una gran fiducia in se stesso.
Lei ha invitato un "amico di fiducia" , un ragazzo che conosce da tempo e che frequenta un altro istituto.
L'inizio della serata è stato a casa quando, dopo essersi preparata, le hanno scattato milioni di fotografie in giardino con amici, parentado, sorella e fratello e genitori con occhi a cuore e il classico orgoglio americano stampato in faccia.

Poi via di corsa a scuola dove avviene la camminata sul tappeto rosso e la presentazione delle coppie e degli  scoppiati. Qui partecipano i 400 maturandi e al loro seguito assistono e applaudono ancora genitori, amici, e fratellame vario. Quindi una miriade di gente e Michaela dice che questo per lei è stato il momento più imbarazzante.
Nel frattempo ci sono fuori ad aspettarli le Limousine prenotate da gruppi di ragazzi che li accompagnerà alla location scelta e auto sponsorizzata. Non fasciamoci tanto la testa. Qui prenotare una limousine non costa niente, soprattutto se lo si fa in un gruppo di 10. Costa quanto una pizza e una birra.  Mentre alcuni insegnanti si occupano del tappeto rosso altri ispezionano le Limousine per essere sicuri che nessuno vi abbia nascosto alcolici. Fino ai 21 è vietatissimo bere, si rischia grosso e in questo caso rischierebbero di non diplomarsi.
Finita la sfilata inizia la parte bella della serata. Il party si svolge in un club privato che si affaccia su un lago, usato per ogni tipo di ricevimento e cerimonia. Insomma ci sono andati pesanti questi ragazzetti. Io, da quello che avevo capito da qualche film o serie televisiva , pensavo il tutto si svolgesse nella palestra della scuola. Il bello è che gliel'ho anche detto e Michaela e mi guardata un po schifata!  Mi ha poi spiegato che chi non raccoglie abbastanza fondi è costretto a ripiegare sugli ambienti della scuola ma è da perdenti e loro evidentemente non lo sono.
Mi ha raccontato che hanno mangiato, bevuto bibite analcoliche, mangiato gelato e ballato tutta la sera. 
Per lei è stata l'ultima occasione di ritrovarsi tutti insieme prima della grande cerimonia che li incoronerà ufficialmente diplomati. Non che abbia avuto modo di spendere tempo con tutti i 400 presenti anche perché non li conosce tutti, ovviamente. Sa già che la stragrande maggioranza delle sue conoscenze e amicizie andranno perse, perché ognuno prenderà la sua strada, molti si trasferiranno per il college anche in altri stati e alcuni non aspettavano altro che cambiar aria! 
Alle 1 di notte la festa si è conclusa e si sono spostati a Boston a casa di amici. A questo punto del suo racconto ho avuto la sensazione che la ragazza abbia voluto un po' deviarmi e confondermi. Credo che abbia avuto inizio la parte della serata dove accadono cose non condivisibili. "Ho sentito dire" che questo è il momento dell'evento nel quale da qualche parte spuntano bevande non autorizzate e talvolta altri tipi di sostanze. O addirittura chi fa coppia fissa si lancia in altri tipi di danze sfrenate! Quando glielo chiedo Michaela sorride e mi dice che sì, è possibile. Non mi sono permessa di andare sul personale con le domande e lei non si è certo sbottonata. Addirittura mi dice di amici che hanno preso in affitto una casa per tutto il fine settimana perché una notte di festeggiamenti non erano abbastanza.
Le brillano gli occhi quando mi dice di aver aspettato questa serata per tutto l'anno di scuola, che era la prima volta che tornava a casa alle 3 del mattino, che per lei rappresenta un momento di svolta dal sapore dolce amato. La consapevolezza di chiudere un capitolo della sua vita, la paura del nuovo che la aspetta, università o lavoro che sia. Lanciarsi in qualcosa di sconosciuto non le piace, si sente insicura. Ma lo deve fare. Ha vinto una borsa di studio in un college perché è stata presa nella squadra di basket. Quindi avrà un appartamento nel campus avendo degli obblighi sportivi da rispettare, oltre che studiare. Doppio lavoro per lei perché se non studia e non rende nella sua quadra perde ogni tipo di finanziamento e le spese sono poi sulle spalle dei genitori. Ricordiamoci che qui l'educazione è business non un diritto. 
Ha scelto però un college vicino casa perché dice : "così posso tornare ogni volta che ne sento il bisogno". 
Quando mi parla delle sue paure mi fa pensare che gli adolescenti americani non sono poi così diversi da quelli italiani, le insicurezze di quell'età così delicata non hanno nazionalità. 
La differenza con i diplomandi americani è che questi non devono fare gli esami di maturità come i nostri. 
Si perdono quindi l'ebbrezza di sognarsi per anni e anni l'orale dell'esame di maturità o di fare incubi dove vengono a dirti che l'esame non è valido e va rifatto. A me succede ancora! 

A.

Ps: Good luck Michaela, enjoy the future! Xx

Thursday, May 21, 2015

Assuefatta dalla TV spazzatura

La tv americana offre una moltitudine di canali e di programmi. I miei preferiti sono quelli più assurdi. Non mi vergogno ad ammettere che guardo roba vergognosa, inutile, stupida, con zero valore educativo/culturale e non ci trovo niente di male. Mi fanno rabbia quelle persone che dicono di seguire programmi culturali e poi guardano "Say yes to the dress".
I programmi che seguo praticamente mi restringono il cervello anziché stimolarlo, creano dipendenza, una droga. Sono drogata di scemenze e di inutilità. Alcuni mi fanno ridere, mi domando come la gente possa essere tanto scema mentre altri mi danno un misto di stupore e rabbia perché sono dei fenomeni sociali e televisivi che non si spiegano.
Come "19 Kids and counting", tradotto "19 figli e si continua a contare".
Il titolo del programma dice tutto.
Questo real show è iniziato quando i figli erano "solamente" 14, circa 10 anni fa. Ha avuto così tanto successo che negli anni il contratto è stato rinnovato fino ad oggi.
Si tratta di una famiglia estremamente religiosa ( non ho capito bene quale religione nello specifico perché qui ce ne sono a non finire) la cui vita ruota intorno a Dio, come servirlo e cosa lui  decida per tutti loro.
Il loro stile di vita è lontanissimo dai giorni nostri. A servizio di Dio prevede la modestia nel presentarsi e nel porsi al mondo. Il loro mondo chiuso però, chiuso e inaccessibile. Questo vuol dire che i bambini non vanno a scuola nel modo più convenzionale che tutti noi conosciamo ma vengono educati a casa dalla madre. Nessuno va al college ma finisce per lavorare con il padre, se maschio e fare la brava moglie di famiglia servitrice del marito, se femmina.
Le figlie vestono sempre con gonne lunghe almeno fino al ginocchio, capelli lunghi,  manine raccolte e sorriso sempre contenuto. Mai una battuta azzardata, non hanno miti musicali, non guardano la TV, suonano il violino e il pianoforte solo per suonare musiche religiose.
I figli indossano solo pantaloni, polo, capelli con piega perfetta. Imparano dal padre a lavorare la terra, corteggiare e rendere servizievole la futura moglie.
Privilegiano lo shopping in negozi dell'usato e modificano tutto ciò che scopre troppo la pelle.
Ovviamente le loro giornate sono scandite dalle ore di preghiera e da lavaggi del cervello.
Non scambiano abbracci "classici" ma solo laterali perché in mezzo a loro ci deve essere sempre posto per Dio, guai a prendergli il posto con contatti fisici.
Oggi i figli più grandi hanno più di venti anni e hanno avuto un adolescenza tutta "casa e chiesa", tra mille divieti e regole rigidissime. Hanno frequentato solo amici di famiglia che fanno parte della stessa religione e chiesa. Assolutamente vietato avere relazioni amorose.
Di solito è il padre che prima conosce un ipotetico ragazzo per una delle figlie, preferibilmente uno che fa parte del suo gruppo di preghiera. Lui lo introduce alla figlia come amico e questo poverello poi, se vuole iniziare qualcosa di più con la figlia deve chiedere il permesso al padre. Inizia così il courtship, il corteggiamento con solo scopo finale il matrimonio. Cioè da qui non si torna più indietro. Il primo e solo uomo che la figlia incontra è quello con cui passerà la vita.
Durante il corteggiamento i due scelgono gli standard di frequentazione ai quali attenersi, cioè i dettami in realtà imposti dalle religione che impongono il divieto di ogni tipo di rapporto fisico, no abbracci, non si tengono per la mano, no baci, no sesso.  A controllare che i due non cadano in tentazione c'è sempre uno chaperon, cioè uno degli innumerabili fratelli che regge il moccolo alla coppia in uscita.
Quindi tempo zero il poveraccio che non contiene  più gli istinti animali chiede in sposa la giovane  vergine. La miglior proposta che ho visto è stata questa: " Vuoi servire il Signore con me per il resto della tua vita?" Eh, sì perché non ci si sposa per condividere la vita con la persona che si ama ma per servire il Signore insieme e tenerlo in mezzo a noi.
Durante la celebrazione del matrimonio si scambieranno il primo bacio davanti ad almeno mille invitati e ovviamente consumeranno la prima notte di nozze. Due delle figlie "promesse in sposa" a due baldi giovanotti hanno annunciato di essere in attesa del primo figlio a meno di tre mesi dalle nozze. Lo scopo è replicare le gesta riproduttive dei genitori e di accogliere tutti i figli che Dio vuole donargli.
Assurdità senza spiegazione logica per me accade durante la gravidanza. Viene fatta una ecografia per accertare la presenza del battito cardiaco e una per sapere il sesso del nascituro. È così via, fino al parto. In casa. E a riguardo non mi esprimo.
Il primogenito di questa prolifica famigliola ha 28 anni e quattro figli e un futuro ancora molto fertile di fronte a se. Fa il predicatore, promuove le associazione pro vita, vicino a repubblicani degli estremi stati del sud, eccessivi da ogni punto di vista.
No so bene quale sia la formula magica di questi programmi ma hanno su di me un effetto ipnotico. Non riesco a smettere di guardarlo, mossa da una morbosa curiosità. Mentre guardo una nuova puntata ogni volta mi domando: perché? Perché vivono così? Perché questo modo preistorico di educare i figli? E come fanno questi ad essere così perfetti? Come possono vivere una vita così estrema? Cosa succede in quella casa quando le telecamere con ci sono a filmare questo stralci di vita felicemente imposta da Dio? Come controllano gli istinti, se davvero li contengono...
Probabilmente questi ragazzi non hanno idea di quello che sia il vero mondo fuori dal loro, non hanno mai potuto vederlo e sperimentarlo. Non hanno il potere decisionale sulla loro vita, non si ribellano, il timore di peccare forse li tormenta. Tutto al di fuori della loro realtà è tentazione, peccato, il loro Dio non lo approva.
Essenzialmente la domanda che mi viene più spontanea è: ma come possono essere così scemi e vivere così in un paese che offre l' impossibile e dove la libertà di scelta esiste in ogni sua forma?.
Non ci sono risposte ragionevoli e logiche, sono assurdi e ingiusti. Questo secondo me, sia chiaro e senza offendere alcuna religione, dalla più permissiva alla più rigida. 
Loro credono che la loro vita sia nelle mani di Dio, io credo che la mia sia nella mie mani, nella mia razionalità e capacità di scelta. 



Monday, May 18, 2015

"Industrial chic style"

Sciolta la muraglia di neve, sbocciati i tulipani in ogni singolo giardino del Massachusetts ( tranne che nel nostro, chissà perché) e fioriti gli aceri che ci impollinano anche l'anima la meravigliosa Boston torna a dare il meglio di se.
In questi mesi quasi mi commuove da quanto è bella, verde, accesa, colorata, accattivante!
Le iniziative all'aperto sono innumerevoli, impossibile partecipare a tutte. Però Domenica non ci siamo fatti scappare un mercato a South End Boston.
South End è una zona per niente turistica di Boston alla quale è stato ridata vita negli ultimi anni.
In passato è stata una zona industriale, sede di molte fabbriche e quindi anche casa di immigrati. Con il tempo le fabbriche hanno abbandonato la zona, che è andata un po' a morire e ha lasciato posto a criminalità e affari poco puliti.
Ma nell'ultimo decennio è stata riscoperta, rivalutata e si è ripopolata. 
I tipici edifici a mattoni rossi, con ancora le ciminiere visibili e lo stile industriale rivalorizzato, sono stati adibiti ad uffici, appartamenti, lofts, piccoli negozi di artigianato, ristoranti e soprattutto molte gallerie d'arte.


Sembra trasandato ma e' una falsa!

In questo atmosfera "falsamente trasandata ma tremendamente attuale e fashion" si svolge ogni domenica, da Maggio ad Ottobre, questo mercatino fantastico! 
É diviso in tre sezioni: il mercato di prodotti artigianali ( arts market), quello dei coltivatori diretti (farmers market) e la zona dei food trucks.

L'area dedicata all'arts market é degna del primo premio Pinterest! Chi conosce Pinterest sa di cosa parlo. Tutti i prodotti hand made che si trovano su Pinterest si sono materializzati ai miei occhi! Peccato che la manodopera e la genialità abbiano costi esagerati.


Io piu che comprare uno di questi lavori con le targhe avrei rubato quella scatola in legno della Coca 

Poi ci siamo spostati nella zona dedicata ai farmers, cioè contadini ma non solo. Frutta e verdura bio, marmellate per ogni gusto, tipici prodotti da forno, doughnuts grossi quanto un salvagente...
Numerose sono le attività create dalle classiche mamme americane, che dopo aver passato 15 anni a fare la mamma casalinga disperata si reinventano e iniziano a produrre genialate culinarie. Ad una abbiamo ceduto,cioè la torta in tazza. Una torta mono porzione in una tazza di carta. In tre passi è pronta: aggiungi l'acqua, mischi il tutto, 30 secondi in microonde ed è pronta la tortina al cuore cioccolatoso che si scioglie. Ancora dobbiamo provarla. Ho dei seri dubbi sui benefici ma per una volta non succede niente!
Inoltre abbiamo preso una bottiglietta di spezie miste per la base del Bloody Mary, loro la chiamano mud, cioe' fango!




Torte in tazza

Bloody Mary Mud
Ed infine tappa ai food trucks. Qui sono molto di moda questa specie di fast food su quattro ruote, soprattutto in estate. Li trovi ovunque e ognuno è particolare e unico nel suo genere perché offre qualcosa di diverso. C'è il cibo messicano, cinese, americano, quello del gelato, quello del fritto ( che qui va alla grande!), quello dei cupcakes o quello che ha l'intero menù basato sul bacon.
Ne siamo usciti vivi con una limonata al rosmarino perché abbiamo preferito mangiare a casa ma è stato interessante vedere la varietà dell'offerta e la coda indecente davanti ad ognuno di essi. 
Ci tornerò in estate per curiosare ancora un po' e per vedere se partecipano diversi artigiani, magari meno cari. 
Questa è solo un piccolo evento rispetto ai tanti che si terranno nei prossimi mesi. 
Ci siamo ripromessi di girellare un po di più questa estate e ne abbiamo una gran voglia! 

Thursday, April 30, 2015

Te la do io la Toscana, Nini!

Un giorno sì e un giorno no mi imbatto nell'abuso e nello stupro dell'aggettivo Tuscan.
Io sono Toscana e quando mi trovo di fronte a certe cose mi cadono le braccia, rimango a bocca aperta , mi offendo un po' e mi lascio andare alla prima "maremma..." che ho disponibile sulla punta della lingua.
Qui l'amore e il fanatismo per l'Italia sono infiniti. È una cosa che rende ogni immigrato orgoglioso.
Quando dico che c'è un abuso e stupro del termine Tuscan però non scherzo.
Viene  aggiunto ovunque, ma non ho ancora capito se lo fanno perché suona fashion, perché rende il prodotto in questione più commerciabile o perché davvero sono fanatici. Oppure , come si dice in Toscana, per infinocchiarti cioè per fregarti.
Questa la serie di cose che vedo in giro, nei media e in TV che viene definito Tuscan:
- Tuscan sandwich: bo! Si tratta di un panino farcito con la qualunque meno che finocchiona, che farebbe molto più Toscana di mille e settecento ingredienti mischiati insieme.
- Tuscan restaurant: ristoranti con fantasiosi menù pseudo italiani/ toscani ( ma questi sono un po' ovunque)
- Riviste che ti insegnano a toscanizzare la tua casa. Più che altro mi sembra di vedere  immagini di dimore super costose, molto country ma anche molto inglesi.
- Tuscan decorations: ceramiche, decorazioni in metallo o mobilia poco toscane ma assai orientali.
- Tuscan bread , cioè il mitico pane toscano. Questa è forse la cosa che più mi "tormenta" tra le molte che vedo. Chiamano "pane toscano" un pane rotondo, morbido quasi floscio , senza "corteccia" , per niente croccante e con il quale dopo due ore puoi giocare a pallone.

Quando mi sono trasferita qui in pianta stabile avevo l'ossessione per il pane per come lo conoscevo io.  Ne sentivo la mancanza più della mia famiglia ( o quasi) e mi sono passata in rassegna molti panifici in zona per trovare quell'impasto che avesse un minimo del sapore che cercavo. Mi sono arresa. Poi c' la triste realtà che io non lo so fare, non ho il forno adatto e quindi mi sono adattata a la forma di pane più croccante che a volte trovo in giro per supermercati.
Sono passati mesi e mesi e nel frattempo io  nel mio piccolo ho cerco di non perdere il mio essere Toscana.
La mia regione  la porto nel cuore, negli occhi che sentono  spesso la mancanza di morbide e verdi colline, così come la mantengo fortemente nella mia parlata, nel mio fantastico accento del quale vado molto orgogliosa.
Poi ho seminato in giro per la casa piccole cose molto toscane. Cioè i piatti di ceramica dipinti a mano ed ereditati dai miei nonni risalenti agli anni quaranta. La griglia per abbrustolire il pane. Libri di ricette di uno chef toscano, il calendario fiorentino che mi ha mandato lo scorso Natale mia sorella, una mappa della vecchia Firenze appesa in soggiorno...
A volte sento il bisogno di toscanizzare anche chi mi sta intorno. È come se avessi il dovere di compiere una missione umanitaria! Penso allora: " Te la do io la Toscana, Nini!".
Quindi insegno l'Italiano a mio marito con il mio perfetto accento, compresa la migliore serie di maremme che io conosca. Chiamo i Cantuccini con il loro nome e non biscotti come è usanza fare qui. Qualcuno ne rimane basito ma non importa! Oppure mi preoccupo di indottrinare a dovere amici e parenti americani riguardo al Tartufo, la Cinta Senese, la vera Bistecca Fiorentina, il Cacio con le pere, il Formaggio al Tartufo o l'autentico Pecorino Toscano.
Cosi come invito a sorseggiare il Vin Santo con i Cantuccini, quelle rare volte che troviamo una bottiglia. Inorridisco quando vedo che la mandano giù  come fosse acqua. Qui l' alcool viene consumato davvero come acqua naturale, giusto per stare arzilli e non per apprezzarlo e gustarlo.
Sono convinta che questa mia esigenza, forse ossessione, di diffondere la cultura Toscana qui sia più una mia paura di perdere le origini. Ho magari l'ansia di lasciarmi sopraffare da una nuova cultura, dal paese nel quale vivo e che piano piano pero' sto conoscendo e imparando ad amare.
Insomma tutto questo per dire che un po' mi dispiace che ci sia questo abuso della Toscana, temo non passi il concetto vero, la vera immagine della nostra regione. Allo stesso tempo mi rende orgogliosa che qui ci sia questa adorazione, anche se è evidente che spesso non hanno idea di cosa stiamo parlando!
L'unico modo per far scoprire davvero la Toscana a questi "amerihani" sarebbe portarceli in vacanza! 

Sunday, April 19, 2015

Keep Austin Weird


La settimana di Pasqua ci siamo presi del tempo da trascorrere con la parte americana della famiglia e siamo volati in Texas, vicino Houston. Qui abitano mia cognata e la sua famiglia.
In quella settimana abbiamo anche passato tre giorni ad Austin, capitale del Texas. Io non lo sapevo, ovviamente.
È stato amore a prima vista! 
Essere ad Austin ti fa dimenticare di essere in Texas. Non ha niente a che fare con Houston o Dallas. 
Ha uno stile tutto suo, uno stile del tutto hippy, giovane e "fuori dalla norma".

Qui ha sede l' Università del Texas, prestigiosa università che attira studenti da tutto il paese. Li attira anche perché la città offre molto per i giovani, soprattutto se interessati alla musica di ogni genere. La squadra di football dell'università è quasi più popolare della squadra della città stessa. Ogni singola macchina o furgone ha l'adesivo simbolo dell'Università cioè la sagoma del tipico bufalo texano con due lunghissime corna. Parlando con dei signori anziani che lì si sono laureati mi hanno detto che ancora "sanguinano UT" cioè hanno ancora nel sangue l'amore estremo e la fedeltà per quell'università e la sua squadra di football per la quale ancora tifano. 
Sulla 6th Street ci sono tantissimi locali che propongono musica live ogni sera: jazz, rock, alternative, country...con forte influenza messicana! Tra gli anni 60' e 70' ha dato a molti cantanti e autori la possibilità di iniziare la loro carriera. Una tra le più note Janis Joplin che si esibiva in un angolo di un ristorante dove abbiamo cenato una sera. Molte sue foto, dediche e frasi scritte di suo pugno tappezzano le pareti del locale.
Ad Austin quasi non esistono le grandi catene di negozi tipiche americane. Questi sono confinati fuori città. In downtown sono tutti piccoli negozi. Si trovano gli alimentari, le classiche farmacie ma anche negozi di dischi, piccole librerie, video noleggi che ancora hanno i  vhs e soprattutto tanti negozi dell'usato e vintage. L'abbigliamento usato vince contro le boutique modaiole tipiche di altre città.
Ad ogni angolo verde della città si trovano molti food trucks, cioè i camioncini che vendono cibo. Ovviamente c'è l'imbarazzo della  scelta. C'è quello che vendo i classici burgers ma anche cibo messicano, oppure tutto vengano, così come quello 100% bio. Attirano molto anche le piccole birrerie e enoteche su quattro ruote. 
La filosofia di Austin è "keep Austin weird" che significa "manteniamo Austin fuori dalla norma" e questo succede davvero sotto i tuoi occhi se ti trovi a cinque minuti dal centro, su una collinetta dove aveva sede una vecchia fabbrica che adesso è stata adibita a mega murales aperto a tutti. 
Cioè chiunque può andare e creare cioè che vuole su le rovine di questa fabbrica.
In sottofondo musica "fricchettona", giovani dallo stile molto anni settanta che muniti di bombolette spray si esprimono e si sentono davvero liberi e fuori dalla norma.



Ma camminando per tutta Austin si nota che i graffiti sono una caratteristica ben distinta della città. Sono ovunque, ben fatti, ben messi in evidenza e mantenuti dalla città stessa. 
Austin è conosciuta anche come la città dei pipistrelli. Nel Congress Avenue Bridge, un bellissimo ponte, abitano più di un milione di pipistrelli che ogni sera al calar del sole si svegliano e volano unendosi in enormi stormi. È diventato uno spettacolo imperdibile è così ogni sera migliaia di persone prendono posto sulle sponde del fiume e aspettano l'inizio dello spettacolo. Siamo andati anche noi e devo dire che è uno spettacolo unico. Volano alti, formano delle macchie nere nel cielo, incuranti di tutte queste persone che ogni sera li aspettano.

Percorrendo 20 minuti di macchina si raggiunge una bellissima zona collinare, verde e silenziosa. Mount Bonnell offre una vista panoramica della città dall'alto e del Colorado River. 
Insomma, Austin merita. Assolutamente da vedere.





Thursday, March 26, 2015

Crisi d'identità

Vivere in un paese che non è quello di origine può mandare in crisi quelli come me. Non che io qui  ci stia male. La scelta migliore fatta in tutta la mia vita.  Ma io sono una che si logora nei pensieri più assurdi, rimugino per ore, e per giorni fino a pensare cose che non esistono.  E poi la mia amica
"Ansia " mi viene a trovare e allora è difficile ritornare lucida ed obiettiva. Mi domando se forse sia arrivata l'ora di contattare un bravo psicologo, ma questo è un altro discorso.
Insomma vado in crisi quando qualcuno appena apro bocca capisce che non sono per niente americana e mi domanda: "di dove sei"? .  Io presuppongo che mi si chieda la mia origine, cioè dove sono nata. Rispondo ovviamente di essere Italiana, nello specifico Toscana. (Che poi è vero al 50% perché alla fine sono orgogliosamente mezza siciliana). Quindi dopo la risposta mi domandano di nuovo : "si, ma dove vivi?!". E io rispondo di vivere qui. Quindi dopo questa risposta mi fanno spesso notare che però vivo qui, "sei nata in Italia ma a questo punto sei di qui" . Ecco, io in quel momento mi faccio un bel cartone animato mentale e mi vedo con un mega punto interrogativo sulla testa mentre chiedo a me stessa da dove vengo.  Il punto interrogativo mi schiaccia, mi fa più bassa di quello che sono e mi viene una bella faccia a bischero mentre cerco di fare attenzione a quello che mi viene detto.
Si scatenano pensieri che faccio fatica a risolvere e domande alle quali vorrei rispondere.
Cioè: ufficialmente sono nata, cresciuta, vissuta in Italia ma legalmente non ci vivo più. Risiedo qui. Si aspettano che alla fine dica loro che vengo da Boston, ma come faccio a dirlo con convinzione? Sono io che non ci credo ancora?
Non mi ci sono ancora abituata?
Oppure non mi sono ancora  staccata dal cordone ombelicale che mi lega all'Italia? Ma quando arriva il momento in cui si sente di appartenere ad un paese, ad una cultura anziché ad un'altra? Oppure a due diversi paesi e due diverse culture contemporaneamente?
Può succedere che si abbandonino completamente la propria identità e origini per farne proprie di nuove?
Che incubo! Eppure so chi sono, da dove vengo e dove voglio stare ma queste cose mi mandano di fuori e mi fanno pensare. Ci perdo le ore.
Forse la sola domanda che dovrei farmi è invece un'altra : "Non è che ho troppo tempo libero tra le mani?".

A.

Ps: forse questo video è più adatto ad un post su varie esilaranti esperienze con la dogana ma è bellissimo, mi fa tanto ridere e pensare contemporaneamente quando Massimo Troisi alla domanda "chi siete" risponde "quelli di prima". Io sono quella di prima. Il prima che si fonde con quello che sono ora. 



Saturday, March 14, 2015

La parola magica

Oltre al rinnovo dei miei documenti stiamo lavorando anche alle scartoffie per l'acquisizione della Cittadinanza Italiana di mio marito. Sarà per discendenza quindi le cose vanno fatte con un certo ordine. Questo vuole dire che prima deve ottenerla la  sua mamma. Con lei abbiamo iniziato la raccolta dei documenti sui quali deve essere apposta una Apostilla, cioè un timbro rilasciato dalla stato del Massachusetts che attribuisce a questi documenti valore internazionale.
Martedì scorso siamo andate nell'ufficio predisposto a Boston. 
Mi ero documentata online e sapevo che se ci fossimo presentate con più di tre documenti avremmo dovuto lasciarli lì e ritirarli il giorno seguente. Quanti ne avevamo? 7. 
L'impiegata me lo ha ricordato appena ho spiegato il motivo per il quale eravamo li. Le ho risposto che ne ero al corrente. Chiedo inoltre se è possibile avere i documenti a casa, cioè spediti via posta. La signora con fare molto scocciato mi chiede se ho la busta già affrancata e con indirizzo stampato. Ovvio che cado dal pero perché non ho niente di quello che mi chiede. Vedo quasi il fuoco  nei suoi occhi e quasi mi sento stupida per aver fatto una domanda! Io e mia suocera ci scambiamo uno sguardo veloce. Non so se mi scappava più da ridere o da piangere. 
La signora passa in rassegna i documenti e mi chiede a quale paese siano destinanti. Con un filo di voce rispondo: "Italy".
Ecco, a questo punto accade il miracolo. Forse San Gennaro, che io certo non prego o forse un goccio di sangue italiano che scorre nelle vene della signora ed ecco che questa cambia espressione. Prende tutti i documenti sotto braccio, il volto teso si addolcisce e sfoderando un bel sorriso ci dice che li farà tutti ora. Seduta stante, tutti e sette. Ciò vuol dire che non torneremo. Ma più che altro come dice mia suocera: Italia è la parola magica! 
È così, mi era già capitato di usare la parola magica e di essere travolta da complimenti e apprezzamenti. Ma in questo caso è favoritismo? È giusto? E se avessi detto di essere Olandese? Anche questa volta mi metto a pensare a cosa è giusto o no mentre forse dovrei godermi , almeno una volta, un miracolo! 
Per farla breve, cinque minuti e usciamo soddisfatte per questo piccolo regalo. 
Martedì era una bellissima giornata e ci siamo trattenute a Boston. Bello il mio filetto, bella citta' anche quando è gelata dalla neve e dal ghiaccio ma sotto un cielo azzurro che mi fa solo venire in mente la parola magica.


A.


Saturday, February 28, 2015

Scannerizzati

Il mio status di immigrante ancora non è totalmente stabile.
Stiamo lavorando al secondo ed ultimo step e dopo di questo direi che posso anzi devo optare per la cittadinanza. Mi sembra giusto per il rispetto che devo ad un paese che comunque mi ha accolta e che mi ha dato la possibilità di iniziare la nostra vita. Inoltre sarebbe la scelta più intelligente così da non dover combattere con l'immigrazione ogni 10 anni.
Prepararsi al secondo step vuol dire dimostrare che il nostro legame è vero e sincero. Fatto cioè di amore puro.
Quindi giovedì ho passato più di tre ore a "scannerizzare" parole. Parole scritte su biglietti che ci siamo scambiati in questi quasi due anni, parole intime, nostre piene di significati e sguardi al futuro e che pensi rimangano sempre e solo tra noi due. Ma anche parole di malinconia, affetto, speranza che ci arrivano da oltreoceano.
Dobbiamo dimostrare che ognuno è legato alla famiglia dell'altro, che queste parole arrivano indirizzate a tutti e due.
Mi dispiace pensare che le lettere della mia mamma , dei miei nonni e dei miei zii passino dalle mani di sconosciuti, oppure che all'inglese incerto che mia sorella usa per esprimere gratitudine a mio marito non venga dato il giusto significato.
Ci siamo già messi a nudo negli anni passati per dimostrare che volevamo semplicemente il diritto a stare insieme ed ora ci risiamo.
Non abbiamo nulla da nascondere quindi è facile ma ci sono momenti in cui scambi con le persone pensieri unici, sottili, delicati, tuoi e solo tuoi sperando che un abbraccio li contenga, li custodisca e non li lasci sfiorare da nessuno.
Rileggere certe parole sullo schermo del computer dopo averle passate dallo scanner mi fa sentire come se avessi reso quelle pagine asettiche, prive dei loro infiniti significati.
Mi dispiace, non vedo l'ora che anche questa sia fatta e aspetto nuove lettere e pensieri da chi ho lasciato lontano da me. Quelle parole li non finiranno dentro uno scanner ma saranno per sempre custodite e rispettate.
Se poi non dovesse bastare mi calo le brache, mi siedo sullo scanner e mostro loro l'unica cosa che ancora non mi hanno chiesto.

A.