Wednesday, March 2, 2016

Perché?

Stranamente ho avuto fortuna appena arrivata perché si libera il tavolo che secondo me mi darà la migliore prospettiva. In angolo, vicino al bancone del bar, spalle al muro e con vista diretta sulla porta così che possa fare i raggi a chi entra. Ho scelto una piccola cittadina vicino alla nostra, paesino benestante, dove il centro è dominato da piccoli negozi indipendenti. Le solo catene sono questa caffetteria, la farmacia e un paio di supermercati. Volevo andare in uno dentro Boston ma poi ho pensato che qui avrei trovato il giusto mix di personaggi tipici. In città la clientela è fortemente influenzata dalla zona: in centro molti turisti, nelle zone universitarie tutti studenti, nei quartieri snob solo mamme eco friendly. Quindi eccomi qui.
Occupo questa fantastica postazione, pulisco il tavolo lasciato sbricioloso e unto da chi  lo ho occupato prima di me e vado ad ordinare il mio caffè latte e cinnamon bun.  Sei dollari, un furto per un latte medio e un pezzo dolce che ovviamente non è stato impastato la notte scorsa dal mastro fornaio di turno. Buono il latte eh, ma cavolo sei dollari. Mi giustifico dicendomi che questo è il mio contributo allo studio di un famoso fenomeno sociale. Contribuisco così allo studio dei personaggi che vengono qui. Non ci vado quasi mai, ma quando mi capita mi guardo sempre intorno e mi domando chi sia il tipico cliente. E soprattutto mi domando perché decidano di passare così tante ore qui e più che altro cosa si prova. Ci sarà una ragione. Perché la gente preferisce studiare o lavorare qualche ora qui? Capisco l’aspetto ludico e di svago, il ritrovarsi con gli amici per una caffè e il tempo da dedicare a due chiacchiere. Ma non capisco tutto il resto. Credo che a volte si vada oltre, come quella volta che ho visto un colloquio di lavoro fatto in una di queste caffetterie. Non sono per niente moderna e per niente pronta per questo tipo di cose.
Inizio così queste due ore da nulla facente guardona.
Il primo pensiero che mi passa per la testa è: ma guarda te alle nove del mattino quanta gente che c’è qui, me compresa, a far qualcosa, a fare finta di lavorare o di studiare o scrivere un trattato di ingegneria spaziale insomma tutti impegnati a mantenere almeno un’espressione seria. Voler sembrare a tutti i costi intelligenti e super, super impegnati.
Mi viene anche il dubbio che ci sia una a fare la stessa cosa che faccio io, cioè niente. La tipa mi fissa dal suo tavolino e poi abbassa lo sguardo e scrive. Mi riguarda, abbassa lo sguardo e riscrive sul suo bel Mac. Non credo di ispirarle chissà quali pensieri filosofici...ma a dire il vero mi inquieta un po'.
Faccio la prima cosa qui ha senso fare: sfodero il mio ipad mini con tastiera ( che può solo contribuire a darmi un’aria molto più professionale e meno fancazzista) e mi collego al Wi-Fi.
Inizio a documentare quello che vedo, cioè i primi soggetti che trovo già nel seguente ordine:
- Quattro staying home moms, cioè le mamme a tempo pieno, nelle loro migliori divise atletiche, che dopo la meritata ora di yoga e meditazione si ritrovano qui per un caffè. Lo si capisce perché ognuna di loro ha il proprio materassino arrotolato, avvolto in custodie very fashion.  Faccio finta di fare qualcosa di importante ma in realtà ascolto la loro conversazione. Sembra che la discussione del giorno sia se comprare o meno uova intere o solo l’albume da usare senza il disagio di aver a che fare con il tuorlo. Quanto vorrei commentare. Non posso. Allontano dalla mente i commenti che farei.
-Un paio di studenti. La prima c’era già quando sono arrivata io, seduta davanti la porta che ogni volta che viene aperta la sventola con 2 gradi di freschezza. A farle compagnia il suo bel biberone di caffè freddo, finito già alle 9 ma ha di riserva un enorme termos . Chissà cosa c’è dentro. Il secondo arriva subito dopo di me: entra tutto trafilato e si lancia sul primo tavolo libero. Non ordina niente, per l'ameno mezz'ora e nessuno, dico nessuno, gli dice niente. Sfido a fare la stessa cosa in un bar Italiano.
- La mamma con bambina. Età della figlia 5-6 anni, la mamma che si muove con fare stanco, vestita come se si fosse appena alzata. Ma a guardarla bene capisco che è tutto calcolato perché ha adeguatamente scelto la maglia che dice: “lets get caffeinated“.  Le mamme a tempo pieno non lasciano niente al caso. Hanno una maglia per ogni occasione ma soprattutto una per ricordare sempre al mondo intero che loro sono eroine, sono mamme a tempo pieno.
- Davanti a me un trio di attempate signorine che ciabattano senza tregua. Ne hanno di cose da dirsi.
- Sui divani un paio di anziani signori che leggono il giornale, quello vero, quello di carta (esiste ancora anche qui).
- Al bancone del bar lo stalker. Lui ha davvero poco da fare oggi. Signore mezza età, panzuto, computer con pagina di Facebook aperta. Molto convinto di essere simpatico mentre  intrattiene, evidentemente contro la sua volontà, la povera barista che cerca di fare il suo lavoro. Siccome gli siedo molto vicina, non posso fare a meno di sentire il suo consiglio da uomo vissuto, uomo vero che ha passato la vita da Starbucks. A voce alta e con parole ben scandite lancia la sua perla mattutina: “prima regola di Starbucks: saper stare in fila”. Corro a segnarmela, casomai la dimenticassi. Forse c’era qualcuno che aveva problemi a stare in fila o aveva fretta. Più tardi verrà avvicinato da un paio di signori, si salutano. Mi scappa da ridere perché mi fa pensare al saluto dei signori pensionati toscani quando si incontrano al bar o meglio al circolo. Si scambiano due parole e commentano sul fatto che oggi questa caffetteria sia troppo piena.


Un flash mi ricorda che questa è la tremenda settimana di vacanza per le scuole, gli insegnanti hanno una settimana di programmazione durante la quali le famiglie vanno in tilt perché hanno da gestire i figli. Capita anche da questa parte di mondo che un paio di volte l’anno i genitori si debbano occupare dei pargoli.
Per ora non mi sembra di vedere nessun soggetto che si prevede passerà la giornata qui.
A dire il vero ci sono tre personaggi che appaiono semi impegnati, due uomini e una donna. Non sono insieme, in tre diverse postazioni ma sembrano lavorare..
Inizio poi lo screening di chi entra. Arriva la super mamma: due figli parcheggiati in un passeggino a due piani, una bambinella stipata al piano inferiore, così pressata che poverina mi manca l’aria per lei. Non identificato il bambinello al primo piano..
Entra una coppia di mezza età, lei tipica divisa da “ops, non mi sono truccata stamani ma l’occhialone tattico mi aiuta e non mi sono nemmeno pettinata ma ho un bel cappellino firmato, le unghie cementate e super colorate”. Lui normale direi. Si siedono, due litri di caffè e conversano.
Entrano ed escono molte persone che evidentemente sono clienti affezionati dato che salutano chiamando per nome i baristi.
Ad un certo punto inizia un flusso intenso di bambini con mamme atletiche. Qui vicino c’è la sede di un centro per bambini e famiglie dove al mattino fanno corsi  tipo “yoga con mamma e bla bla bla”. Lo studente che si era lanciato sul primo tavolo libero appare un po' infastidito dalle adorabili vocine dei settecento saltellanti bambini. Dopo una ventina di minuti se ne vanno.
Entra poi un giovane uomo, si siede, apparecchia il tavolino svuotandovi il contento del suo zaino. Documenti, laptop, estrae il telefono e l’auricolare e inizia a telefonare. Evidentemente si tratta di una conference call, prende appunti, si gratta la testa e lancia brutte occhiate a chi a momenti parla a voce troppo alta. Hey, amico del sole hai scelto il posto sbagliato se cerchi silenzio e concentrazione.
E poi ci sono io. Quella che di sicuro ha meno da fare di tutti ed è qui a fare il cappottino a chi capita!
Seduta da quasi due ore e i tre personaggi che mi sembrano i più seri e concentrati sono ancora qui. Nel frattempo accanto allo stalker al bancone  si è seduto un giovane. Spio velocemente lo schermo del suo computer e vedo che scrive codici, un geek. Forse il solo genio presente.
Era da tanto che dicevo di farlo, pensavo a quale fosse la migliore postazione, la formula migliore. Avevo anche pensato di importunare qualcuno avvicinandomi e chiedendo loro perché. Perché vieni qui, un posto chiassoso per studiare, lavorare, pensare in mezzo ad estranei, fare poco ....come me d'altronde. Poi invece ho deciso di fare così, guardare, ciacciare ed indovinare.
Questo posto è famoso per ospitare gente che ci passa la giornata. D’altronde offrono Wi-Fi aperto e illimitato, perché no penseranno i più. La musica di sottofondo disturba assai, fossi uno di questi geni qui, seduti impegnati a salvare il mondo con le loro ricerche, non riuscirei a concentrarmi.
Così come quando in estate l’aria condizionata è tenuta al pari delle temperature polari. Morirei assiderata.
Sembra che la risposta alle mie domande sia questa: spendere ore ed ore qui piace a molti, probabilmente trovano un loro spazio, qualcuno adora il menù offerto e l’ambiente finto accogliente, qualcun altro ancora forse la musica e il Wi-Fi, altri trovano il modo per passare alcune ore fuori di casa, mentre altra gente, come la mia vicina di casa scrittrice,  trova l’ispirazione per lavorare al suo ultimo romanzo.
Mi piacerebbe davvero tanto sapere cosa stiano leggendo o scrivendo tutti questi soggetti, capire quanto inoltre siano attaccati a questa caffetteria.
Torno a casa pensando ai nostri bar o caffetterie alle quali il creatore di Starbucks si è ispirato negli anni settanta quando ha creato questa catena. Penso alla vera pasticceria che offrono, al caffè dal nome semplice così come il cappuccino o una bella tazza di caffè latte. Qui il loro menù sembra solo un miscuglio di bei termini che agli americani suonano molto sofisticati e ricercati. E penso agli italiani che quando vengono qui devono correre da Starbucks e ordinare uno di questi caffè, fotografarli, condividerli per elemosinare un like.

Ma ora che abbiamo la certezza che Starbucks aprira' anche a Milano penso soprattutto a quei finti impegnati, gli eco chic che ci passeranno del tempo, o a quelli che spenderanno quarti d’ora a cercare l’angolo giusto per lo scatto da postare su Instagram con  #starbucksmilan. 


Saturday, February 6, 2016

Il vero tifoso.

Credo che si sappia bene che qui con lo sport non si scherza.
I genitori sono più orgogliosi dei traguardi sportivi dei figli che del loro rendimento scolastico.
La mia teenager di riferimento, la figlia della nostra vicina di casa, ha ottenuto una borsa di studio da un college per far parte della squadra di basket. Starà a lei mantenere i voti degli esami ad un certo livello ma quello che conta è che contribuisca all'andatamento della squadra. Se poi esce da quel college ed è una capra, poco importa. Basta che la squadra vinca.
Sembra brutto detto così ma è la verità.
Mi intristisce leggere su Facebook i post di molti genitori americani che si vantano dei successi sportivi dei figli ma non del loro rendimento scolastico. Si esaltano a livelli stellari quando il pargolo o la pargola sono stati ammessi in questa o quella squadra, per i punti fatti durante una partita e mai uno che faccia una lode per i buoni voti dopo un test.
Capisco che l'educazione, soprattutto quella universitaria, abbia costi improponibili qui e che a volte il successo sportivo di un figlio aiuti l'economia della sua famiglia ma mi domando cosa ne sia della loro formazione educativa e culturale.
Per chi troppo sportivo non è non rimane che prendere un bel prestito per pagare l'università ed essere un gran tifoso. Uno di quelli veri, super fedele, che si farebbe offendere la mamma ma difenderebbe a cazzotti il quarter back della squadra di football che amano alla follia o che si sacrificherebbe al costo di apparire ridicolo.
Ecco, un ridicolo in questi giorni si è fatto riconoscere quando si è fatto tatuare sul polpaccio lo stemma dei Patriots e il titolo di vincitore del cinquantesimo Super Bowl. Finale che ad oggi deve ancora essere disputata. Sarà domani, Domenica 7 Febbraio. E i Patriots non sono nemmeno in finale. Il che vuol dire che il tipo in questione è stato, diciamo, un pochino troppo ottimista e aveva aspettative  leggermente alte.
È vero che i Patriots sono stati imbattuti per quasi oltre metà di questo campionato e che c'erano buone possibilità che arrivassero alla finale del Super Bowl ma ad un certo punto il crollo è iniziato e alle semifinali sono stati eliminati.
Nel frattempo lui, già ampiamente tatuato su gran parte del corpo, tutto orgoglioso e ottimista, si faceva allegramente tatuare il polpaccio.Sulla sua pelle è stata impressa l'immagine di una cosa che mai è accaduta è mai accadrà.
Sembra una barzelletta ma non lo è. Il tipo è stato intervistato e ovviamente dice di non aver alcun rimorso, che la squadra è comunque la migliore del campionato anche senza vincerlo e che lui è felice così. Io ho guardato il video dell'intervista almeno quattro volte perché mi fa troppo ridere quanto Verdone.
Eccolo qui, almeno lui è un incredibile ottimista.

A.






Thursday, January 14, 2016

Fresh truck

I food trucks ormai sono cosa superata o per meglio dire consolidata praticamente ovunque.
Adesso i geniacci del nuovo mondo si sono inventati i freschi trucks. Si tratta di mini mercati di frutta e verdura che girano ovviamente in furgoni. 
Intorno a Boston uno di questi sta riscuotendo un discreto successo. Sia perchè il concetto di base non fa una piega sia perchè hanno riconvertito un vecchio scuola bus in negozio ambulante. 
Cosa che secondo me e' una vera ganzata!


Il concetto è semplice. Vendere frutta e verdura fresca spostandosi in diverse zone tutti i giorni.
L'idea è venuta ad un gruppo di giovani alimentaristi che hanno osservato un fenomeno chiamato "food desert". Sono zone, appuno deserte,  più o meno vicine alla città, nelle quali non è possibile l' accesso immediato al cibo fresco. Si potrebbe pensare che si tratti solo di aree dove vivono famiglie a basso reddito ma rientrano invece in questa categoria anche zone nuove annesse a Boston, dove fioriscono costosi ristoranti e locali, ma dove manca la presenza anche di un semplice supermercato. O se questo è presente è uno di quelli che vendono solo prodotti organici ed estremamente costosi. Oppure aree centrali della città dove molti residenti non hanno l'auto e, per non perdere tempo con i mezzi pubblici e raggiungere un supermercato, si fermano al negozio sotto casa che , il più delle volte, offre cibo già pronto o in scatola. 
Partendo da questo studio e dal fatto che gli americani hanno bisogno di essere educati al consumo di frutta e verdura, questi giovani hanno promosso la loro iniziativa attraverso Kickstarter e una volta raccolti i fondi necessari hanno iniziato questa loro avventura.
Ad oggi hanno riempito tutti i giorni della settimana. In alcune zone nelle quali la loro presenza è ormai consuetudine sono in grado di selezionare l'offerta in base alla domanda di quella determinata comunità.
Oggi in via sperimentale si sono fermati nella nostra cittadina e ovviamente non ce li siamo fatti scappare.
Come previsto il truck era pieno di clienti, la scelta non troppo variegata ma i prezzi davvero accessibili. La postazione scelta strategicamente tra una scuola e un centro educativo pubblico.


L'iniziativa da tre anni a questa parte sta riscuotendo un buon successo e a quanto ho capito gli organizzatori stanno cercando nuove zone, oltre a promuovere programmi di educazione alimentare. 
Questo il loro sito

A.


Friday, December 11, 2015

L'intruso

Vorrei un giorno svegliarmi con in testa una di quelle genialate che vengono solo agli americani.  Sarà la loro elasticità mentale, la capacità imprenditoriale o semplicemente l'astuzia che molti hanno ma continuamente mi sorprendo per alcune idee che solo loro riescono a trasformare in galline dalle uova d'oro.
Soprattutto in questo periodo dell'anno emerge questa capacità tutta americana.
Nel 2004 una signora e la figlia si siedono a tavolino e inventano la storia di un elfo aiutante di Babbo Natale, con lo scopo di creare una nuova tradizione natalizia. . Con l'aiuto dell'altra figlia, a quanto pare esperta di marketing, intraprendono un percorso di promozione di questa loro iniziativa. Fanno ovviamente il botto. Vendono il libro con in allegato un elfo in stoffa, non troppo bello o ben fatto e con lo sguardo da bamboline dei film del terrore.
Pic da shop.elfontheshelf.com

Per capirsi il libro, tutto in rima, narra dell'arrivo di questo elfo nella casa di tutti i bambini. Suggerisce al bambino che lo legge di scegliere un nome per lui e gli spiega come funziona. Cioè che vivrà con lui tutto il mese di Dicembre o un pochino di più perchè a volte si presentano nelle case il giorno dopo il Thanksgiving.
Durante il giorno se ne sta seduto da qualche parte della casa e osserva il comportamento del bambino per viaggiare poi di notte al Polo Nord e raccontare il tutto a Babbo Natale. Prima che il bambino si svegli sarà tornato a casa ma si posizionerà diversamente rispetto al giorno prima. Quindi appena svegli i bambini devono andare a cercarlo. C'è però una piccola regola da rispettare perché la magia di questo piccolo osservatore non svanisca. Non va mai toccato, deve essere lasciato nella posizione in cui il bambino lo trova la mattino. Così fino alla notte della Vigilia, notte in cui l'amico spione se ne torna al Polo Nord fino al Natale successivo.
Tutto questo richiede ovviamente la volontà e la voglia dei genitori di spostare ogni notte il benedetto intruso e trovargli una nuova posizione. Logicamente googolando un pò si trovano svariati suggerimenti su dove farlo trovare. "The elf on the shelf" letteralmente significa "l'elfo sulla mensola". Ecco, lo si trova ovunque fuorchè su una mensola. Nelle case di gente con figli l'ho visto attaccato ai lampadari, nel bagno, sui pensili della cucina, dentro le confezioni di cibo, nelle scarpe... insomma basta fare una veloce ricerca su intenet per trovare l'ispirazione.
Questo piccoletto nasce come deterrente al cattivo comportamento dei bambini. Dovrebbe quindi servire a farli stare buoni almeno un mese l'anno. Ripeto, a me fa solo impressione. Quegli occhietti fissi e quel sorriso assassino. Fossi un bambino preferirei ricevere il niente da Santa pur di non avere questo che mi guarda in quel modo.
"Ai miei tempi" mi dicevano che Babbo Natale mi vedeva e io non mi ponevo nemmeno il dubbio di come facesse. Credevo fosse la stella più luminosa che vedevo in cielo durante il mese di Dicembre.
Ho letto che molte sono le critiche a questo stratagemma in voga nell'ultimo decennio e concordo con chi dice che si tratta semplicemente di "una mossa di marketing travestita da nuova tradizione natalizia".
Infatti oltre al libro classico con il pupazzo si trovano ovunque i dvd, l'applicazione per lo smart phone così come accessori e abbigliamento che costano un occhio della testa.
Tralasciando l'aspetto educativo e la furbata che questa trovata rappresenta, mi fanno ridere le immagini online di molti genitori che perdono il lume della ragione nel riposizionare ogni notte l'elfo da qualche parte della casa. Così come il sarcasmo e i mille dibattiti divertenti che questo suscita.
Il migliore secondo me viene dalla rubrica "pros and cons" nello show di Jimmy Fallom, cioè i pro e i contro di avere in casa questo spione.
Guardatevelo, scusate ma è solo in Inglese! A seguire un link che vi suggerisce 100 idee nel caso vi venisse la voglia di investire più di trenta dollari nell'emissario di Babbo Natale.



Saturday, December 5, 2015

A B C e un pò della D

La prima volta che ho incontrato il medico di famiglia qui mi ha fatto diecimila domande. Una di queste è stata: " assumi quotidianamente vitamine?". Ho ingenuamente risposto no, perchè nemmeno sapevo di cosa stesse parlando. Quali vitamine? Per quale motivo? Ne sono carente? Chi lo ha detto? Ma più che altro cosa vuoi da me? Io sto bene così. In quel momento mi viene in  mente la mia esperienza con le vitamine durante la mia infanzia. Ricordo di averle prese dopo aver passato inverni perennemente ammalata. Pesavo così poco che bastava una ventata per portarmi via. Ero mingherlina, estremamente cagionevole, e i miei genitori pensavano che la pappa reale e qualche altro intruglio, che solo pensarlo mi fa venire i conati di vomito, potessero funzionare.
Alla mia faccia perplessa e anche un pò stizzita la dottoressa ha iniziato a farmi un lungo elenco di motivazioni per le quali dovrei assumere vitamine ogni giorno. Finché è andata a colpirmi nel punto dolente. Diciamo un paio di punti. Il fatto che sono ultre trentenne, ormai prossima ai quaranta, e di conseguenza, in età da figli. Ufficialmente la scadenza si sta sempre più avvicinando. Non serviva certo lei che me lo ricordasse così.
Mi ha spiegato quanto sia importante per una donna "di una certa età" avere tutte le vitamine al posto giusto, immancabili e presenti per preparasi ad una eventuale gravidanza. La vitamina principale è l'acido folico, ma questo lo sapevo già. Lascio l'ambulatorio alla fine della visita con un pò di confusione nella testa. Sono polemica di natura e mi chiedo come faccia lei a sapere se sono carente di certe vitamine o meno. Mi ha fatto un prelievo?. Sa lei come mangio io tutti i giorni a casa mia? L'ha capito che sono italiana?! No, e allora?!. Va beh, decido di darle ascolto e ritiro il multivitaminico che mi ha prescritto.
Passano pochi giorni e ci rinuncio perchè il ferro contenuto in queste mi appesantisce lo stomaco, è davvero fastidioso. La chiamo e lei mi suggerisce di cercare prodotti da banco che non contengano il ferro. Quindi vado in spedizione e mi si apre un mondo sconosciuto. Un mondo spaventoso a mio avviso, non ne so molto e continuo a domandarmi perché perdo tempo così.
In farmacia si trovano interi corridoi dedicati solo ed esclusivamente a centinaia di vitamine. messe in bella mostra, ben in vista in ordine alfabetico, con etichette accattivanti, in capsule morbide , colorate o addirittura di consistenza gelatinosa come fossero caramelle alla frutta. Effettivamente incuriosiscono. Altra coferma della bravura degli americani nel marketing.
Ci son per tutti i gusti e per tutte le esigenze. Per l'inverno, quindi a base di vitamina C, quelli specifiche per le donne in allattamento o quelle che stanno programmando una gravidanza. Quelle solo per gli uomini sotto i cinquant'anni e per quelli over perché poi inizia la vecchiaia e quindi serve altro. Mix di vitamine per i capelli fragili, per le unghie e per la pelle. Per le ossa, per gli occhi e per i "ciucchi". Mi fanno tanto ridere le note sulle etichette di questi prodotti. Cioè dopo aver dettagliatamente descritto i valori nutrizionali che questi dovrebbero apportare, le percentuali del bisogno quotidiane che queste soddisfano, c'è sempre una piccola nota che ci ricorda che qualunque cosa appena letta sopra non è stata valutata dalla Food and Drug Administration  (quindi secondo me perde di credito) e che il tale prodotto non ha lo scopo di prevenire, curare o trattare alcun tipo di malattia o sintomo. Ovvio che non ci aspettiamo l'immortalità da una caramella ma allora che me ne faccio?


Non possono ovviamente mancare quelle dedicate ai bambini. Hanno un aspetto veramente accattivante visto che si presentano sotto forma di caramelle gommose firmate Flintstones, da assumere al mattino magari dopo una bella e grassa colazione americana. Ma che importa se una bambina di tre anni alle otto del mattino si spara un bel piatto di uova strapazzate con pane unto di burro e ketchup. L'importante per la sua crescita è che al mattino prenda queste benedette vitamine. Quando vedo i genitori invitare i figli ad assumere questa roba percepisco un velato senso di colpa che devono velocemente nascondere sotto il tappeto. Forse consapevoli che i loro figli vengono nutriti a base di schifezze si sentono meglio a dargli le vitamine credendo che queste compensino la loro alimentazione poco sana.
Inoltre, nel migliore stile americano vengono vendute in confezioni mega galattiche da almeno centoventi compresse.
Devo ammettere che anche io sono diventata consumatrice di acido folico, nel caso il miracolo avvenisse!
Ho anche provato un paio di multivitaminici e boh non credo di aver rinforzato niente. Ho deciso cosi' di smettere.
Frequentando amici e parenti americani ho realizzato quanto sia radicata la credenza che affidarsi alle vitamine faccia bene, quanto queste facciano parte della loro vita. Nelle loro case trovano talvolta un posto di rilievo nei ripiani delle cucine o sui tavoli, pronte all'uso al mattino insieme a mezzo litro di caffe'. Le vedo ovunque, un incubo!. Mi scatta il crudele confronto invece con la nostra cucina o il nostro tavolo dove c'è sempre un bel cesto di frutta fresca.
Parlando con Silvia, che è medico e vive qui, ho capito che questi supplementi alimentari  talvolta hanno poche sostanze nutritive e minerali necessari o addirittura ne contengono troppe. E questo non fa altro che alimentare i miei dubbi: ma perché li devo prendere se non so esattamente se ne ho bisogno o meno?. Perché la gente li assume così, con la convinzione di fare bene senza una vera supervisione medica?.  Facendoci due risate su questa fissazione tutta americana, io e Silvia siamo arrivate a concordare sul fatto che forse milioni di americani dovrebbero semplicemente rivedere le loro abitudini alimentari. Essere sicuri che sulle loro tavole non manchino, ogni giorno, le autentiche vitamine e i sani nutrienti che il "cibo vero" ci offre.
Potrebbero iniziare almeno a provare. Sì è vero, mica tutti sono così sprovveduti e ignoranti. Molti già lo fanno ma capisco che di strada ce n'è ancora molta da fare quando parlo con un americano doc e questo mi dice che sta seguendo una dieta priva di carboidrati, ma ricca di tutto il resto. Biberoni di super  alcolici compresi.
Io intanto continuo a mangiare nel modo più sano possibile, per il resto vedremo!

A.


Tuesday, November 17, 2015

Rompere la tradizione del tacchino?

Mentre il mondo intero si prepara al Natale, in America sale l'ansia per la famosa cena del Giorno del Ringraziamento. Viene sempre celebrata l'ultimo giovedì del mese di Novembre. Perche' gli americani fanno cosi, cioè festeggiano la maggior parte delle più importanti ricorrenze il lunedì' o il venerdì. Per esempio il Labour Day, il corrispettivo del nostro Primo Maggio, cade sempre il primo lunedì del mese di Settembre. Eh, mica sono fessi questi yankees. Hanno trovato la miglior strategia per fare i weekend lunghi!
Questa ricorrenza, come molte altre cose, è per me una di quelle cose che ho sempre e solo visto "nei film". È un'espressione che uso tantissimo, ogni singolo giorno. Di fronte ad una novita' esclamo sempre: "oh, mamma...come nei film!". A volte mi faccio tenerezza, quasi tre anni che sono qui e ancora mille cose da imparare.
Per gli americani segna l'inizio delle festività natalizie, la famiglia si riunisce in grande stile, i figli lontani tornano a casa affrontando viaggi della speranza in auto e ore di volo. La chiamano family reunion, il ritrovarsi tutti insieme a condividere la riconoscenza per quella famiglia della quale fanno parte. Le brave casalinghe tirano fuori la tovaglia bella e il servito con i bordini dorati. Insomma la classica famiglia americana aspetta con ansia questo giorno. 
Nel 2013 lo abbiamo festeggiato a casa nostra ed è stato davvero speciale speciale perché arrivava mia sorella con la sua famiglia, perché era il mio primo Thanksgiving ed ero molto grata alla vita e al pilota che aveva portato qui, sano e salvo, un pezzo della mia famiglia! O meglio un pezzo di cuore.
Lo scorso anno eravamo ospiti di un nostro cugino e quest'anno saremo noi ad ospitare il parentado. Saremo solo in cinque quindi non dovrebbe essere difficile gestire il menù . Presa la decisione di offrire noi ospitalità ho iniziato a sentire la presenza del  tacchinone seguirmi un po' ovunque, alitarmi alle spalle . Quel genio di mio marito ha proposto un'alternativa al tacchino ripieno, cosa che io ho accolto molto volentieri. Semplicemente perché ricordo ancora con "schifore" la volta in cui lui e mia suocera si adoperavano per riempire il pennuto con quasiasi cosa. Io la carne la mangio e mi piace anche molto,  ma l'immagine di questo povero animale nudo, lucido e riempito dal famoso stuffing, cosi senza alcun pudore, non riesco proprio a dimenticarla.
Abbiamo scritto una lista di cose che più ci piacciono, sentito un po' i gusti degli invitati e siamo arrivati a mettere insieme un menù tosco-americano! D'altronde veniamo da due culture diverse e mi sembra giusto che da qualche parte si incontrino, perche' no sulla tavola del Thanksgiving.
Però abbiamo fatto anche un giro online e quando abbiamo cercato alternative al classico menù ci siamo imbattutti in un articolo dal The Huffington Post. L'autore propone dieci alternative, come dice lui "per rompere la tradizione".
Ditemi voi se queste alternative valgono la pena di rompere la tradizione o meno.
1- Rotolini di pasta sfoglia ripieni di tacchino e stuffing, cioè il classico ripieno a base di mirtillo rosso.
2 - Pizza Thanksgiving farcita con tacchino e ripieno e al centro una mini torta di mele. Per l'americano giovane e molto alternativo.
3 - I Tacos di salsa di mirtilli rossi. Per gli amanti del messicano.
4 - Burrito ripieni di tacchino, fagioli, salsa di mirtilli e pane di mais.
5 - Un pasticcio di qualsiasi cosa con gli immancabili mirtilli.
6 - Torta vegetariana fatta da strati di pane di mais, stuffing, salsa di mirtilli, spinaci e a decorare purè  di patate.
7 - Tacchino ripieno di cupcakes. Per questa ricetta consigliano di cuocere prima i cupcake e poi metterli nel tacchino e mentre questo arrostisce in forno, i cupcake si impregneranno del sapore del povero animale. Per questa consiglio di guardare bene l'immagine. A me disturba assai.
8 - Muffin al tacchino e purè di patate.
9 - Torta a strati di patate americane, tacchino, purè di patate e stuffing.
10 - Gelato...che non so spiegare. Quindi per ogni eventuale curiosità e spiegazione eccovi il link. Ognuno libero di pensare e  giudicare.

http://www.huffingtonpost.com/2014/11/20/thanksgiving-alternatives-break-tradition_n_6182010.html

La mia umile opinione è che a volte sarebbe meglio optare per la semplicita', il buon senso e soprattutto il rispetto per il cibo.

A.


Sunday, November 1, 2015

Insolite bellezze

Come scrivevo nel precedente post accennando al foliage e l'autunno nel New England,  questo mese si assiste ad un vero e proprio spettacolo della natura.
Abbiamo deciso di non prendere la macchia e guidare per ore ma di godere di ciò che abbiamo praticamente a pochi minuti da noi.
Il posto più lontano raggiunto è stato il Public Garden di Boston, cioè il polmone verde della città. Mentre quello più vicino è il giardino di casa nostra. Nel mezzo un luogo che a molti potrebbe sembrare macabro ma che a me ha sempre affascinato. Ci passo spesso guidando e nelle ultime settimane ho maturato sempre più l'idea di fermarmi ad ammirarlo. Il Bell Rock Cemetery.

Friday, October 30, 2015

Halloween 2015






Non fa certo parte della cultura italiana ma Halloween ormai si e' diffuso ovunque.

Ho fatto i miei compitini e per Il Colazionista ho scritto di "Allouin" e suggerito una semplice ricetta per un dolcetto alternativo da offrire ai bambini che si paleseranno alle vostre porte.

Buon divertimento!

A.



Friday, October 16, 2015

Un giretto per il North Shore. Essex e Gloucester


Come Essex accoglie i suoi visitatori e un negozio di antiques.


Molto spesso mi sento ancora turista e mi incuriosisce scoprire piano piano tutta la bellezza che abbiamo intorno.
L'autunno si presta bene alle escursioni in New England; ormai il caldo umido è passato ed il freddo non dovrebbe arrivare fino a metà Novembre.
Così Domenica scorsa siamo usciti di casa in cerca del famoso foliage che attira puntualmente gente da ogni dove. Volevamo vedere come gli alberi, in questo mese, si vestono di colori autunnali bellissimi, che variano dal giallo al rosso porpora con tutte le varie sfumature che stannno nel mezzo 
Gira, rigira siamo finiti nel North Shore, cioè la costa a nord di Boston.
Foliage poco ma bellezza tanta!.
La prima tappa è stato il piccolo centro di Essex, nato ufficialmente nel 1819, si affaccia su l'Essex River ed è famosa per il terreno paludoso che la circonda. 
Questo piccolo paese è una perla nel North Shore, ben tenuto, accogliente e caldo con i suoi ristoranti principalmente di pesce è noto anche per il numero alto di negozi di antiques. Si susseguono uno dietro l'altro nella via principale del paese, come se non ci fosse altra attività. 
Abbiamo dato una spulciata ad un paio di questi e ciò che si può trovare è qualcosa di straordinario ed affascinate.  Vecchi bauli, arredi, sedie antiche, ogni tipo di barattolo in latta, storiche macchine da scrivere, vecchie riviste,"ciottoli" e serviti da tavola stile ottocento fanno brillare gli occhi a chi come me vede il bello nelle vecchi cose. Cioe' negli oggetti che hanno già avuto una gita e sono lì pronti per viverne una seconda.


National Geographic del 1940




La bellezza dei serviti in vetro e di una vecchia macchina da scrivere.

Veramente difficile non passarci una giornata intera. Il paesaggio tutto intorno è incantevole, silenzioso e rilassante. Si può sedere  in riva al fiume e godere del panorama che sta cambiando colore e si prepara al freddo.

Essex River

Dopo aver ammirato le bellezze di questo paesino e dei suoi negozietti di antiques ci siamo spostati a Gloucester, paese di mare distante quindici minuti di auto.


Gloucester.

A qualcuno verrà in mente il film "La tempesta perfetta" ed infatti è qui che è ambientato e da qui parte il protagonista con la sua barca. 
È una piccola cittadina di mare nota per il commercio del pesce in tutta la costa, oltre ad essere una ben conosciuta zona di villeggiatura specialmente durante l'estate.
Chi visita il Massachusetts va anche a vedere il passaggio delle balene a due ore dalla costa con tour organizzati appositamente. Dal porto di Gloucester  molti di questi traghetti partono colmi di turisti pronti a farsi ore di mare per assistere allo spettacolo. 
A Gloucester abbiamo passeggiato sul lungo mare che però quella mattina si presentava ventoso e bagnato. Le onde dell'oceano arrivavano sulla passeggiata, quindi è stata una toccata e fuga. Ma ne è valsa la pena. Ci siamo comunque trattenuti per pranzo e, vista che il luogo era perfetto, abbiamo preso una bella clam chowder, la classica zuppa di molluschi e panna del New England. 
Piccola curiosità di questo paesino di mare è la massiccia presenza di famiglie di origine siciliana che, dopo essere arrivati qui, insegnarono nuove tecniche di pesca alla comunità di pescatori. 
Qualche foto, un'altra passeggiata e ci siamo diretti verso Rockport ma, dopo aver cercato un posto per l'auto per più di mezz'ora, abbiamo dovuto rinunciare. Ci siamo già stati ma voglio fare un'altra piccola escursione e ne avremo modo. 






Friday, October 9, 2015

Tutto passa


Ho raccontato di come mi sono sentita quando l'eccitazione e l'euforia del trasferimento sono finite. L'ho fatto per un sito interessaste nato dalla collaborazione di più donne che vivono su diversi fusi e si ritrovano online a condividere le loro storie.
Il sito è  amichedifuso.com.

Ieri è uscito il mio post come ospite e sono veramente contenta di aver condiviso con loro quella grande confusione che avevo in testa. Ma poi e' passata.

Bast cliccare qui...

http://www.amichedifuso.com/2015/10/08/da-boston-adele/


A.